Il cerchio delle aspettative

Di Cristiana De Maio e Umberto Cesaro

Quante volte abbiamo sentito la frase: “Mo ci dobbiamo inventa’ i draghi per portare a casa st’improvvisazione”?

A me è capitato un bel po’ di volte.

Perché succede? La risposta più ovvia che ci viene in mente è:” Perché siamo delle pippe”

Ma spesso non serve essere così severi con noi stessi e basta una lucida analisi per capire il motivo alla base e spesso questo motivo è che siamo andati un po’ oltre il cerchio delle aspettative (CdA).

Il CdA è un concetto tanto semplice quanto importante nelle nostre improvvisazioni, dà credibilità alle nostre storie e ci permette di gestirle con semplicità e tranquillità, dando al racconto quello di cui ha bisogno.

Ma di chi sono queste aspettative di cui si parla? Ovviamente nostre e del nostro pubblico.

Ma per capire bene il concetto facciamo un passo indietro.

Immaginiamo la nostra storia come un insieme di cerchi concentrici, come quando una goccia cade in uno specchio d’acqua. Quello che si forma sono dei cerchi concentrici che si allontanano dal centro e diventando man mano sempre più grandi.

Il centro siamo noi con la nostra storia, è lì che si crea la nostra piattaforma. Se siamo stati bravi a crearla, abbiamo un equilibrio iniziale che ha un contesto riconosciuto da tutti, da me, dai miei compagni sul palco e dal nostro pubblico che ci guarda.

Da quella piattaforma, partirà la nostra storia grazie alla rottura di un equilibrio (secondo lo schema del Viaggio dell’eroe) e il protagonista, in un susseguirsi di obiettivi e conflitti, dovrà ristabilire l’equilibrio iniziale.

Fin qui tutto a posto, ma il CdA?

Il CdA regola eventuali input e proposte dei nostri compagni. Se la nostra scena è contestualizzata all’interno di un ristorante, con un’atmosfera regolare e tranquilla, e la nostra piattaforma è tra due fidanzatini che si amano, sarà molto improbabile che da lì a poco entrerà Godzilla, proprio perché il nostro pubblico non se l’aspetta. Avremo una serie di opzioni spendibili all’interno del cerchio delle aspettative prima di arrivare a Godzilla e dobbiamo spendere queste.

Uno dei trucchi per imparare a gestire il CdA è quello di lavorare con l’ovvio, ovvero portare in scena quello che è veramente ovvio, quello che è immediatamente richiesto, quello a cui tutti stanno pensando in quel momento.

Molti potranno obiettare che in questo modo si creano storie tutte uguali e noiose, ma non è così, vi invito a provare.

La differenza sta nel contesto di partenza.

Ad esempio, se quella stessa cena la poniamo all’interno di un contesto diverso, sull’isola di Jurassic Park, avendo fatto ben attenzione a creare quell’atmosfera e quell’ambiente, a quel punto non ci sembrerà per nulla strano se di punto in bianco entrerà un Velociraptor e rubarci la fiorentina da 1,4 chili con contorno di patate novelle che stavamo addentando.

A questo punto il pubblico non resterà di stucco, perché saremo stati bravi a fargli capire che il CdA è proprio quello.

Di esempi potremmo farne a iosa, ma spero che questi due possano bastare a farci capire bene il concetto e ad utilizzarlo in maniera opportuna.

Per chi improvvisa, capire che una proposta è dentro il CdA è molto semplice. Ovviamente la proposta nel CdA può essere più o meno ovvia a seconda che ci troviamo vicino al centro o ai margini del nostro CdA, ma in ogni caso tutto quello che è dentro è stimolante, quello che è fuori è inibente e ci fa fare grande fatica a portare avanti la storia.

Quando arriva una proposta fuori dal CdA, si avverte uno strappo improvvisativo e anche il nostro corpo ha una reazione fisica di shock,( testa e corpo diranno: “Cosaaaaaa???”) fateci caso. Se invece la proposta è all’interno sarà sicuramente utile alla narrazione e ci aiuterà a portare avanti il nostro racconto e a proseguire il nostro viaggio dell’eroe (testa e corpo diranno:”Woooow”).

Le opzioni possibili all’interno del Cerchio delle Aspettative

By | 2018-02-28T16:48:20+00:00 marzo 8th, 2018|Assetto +|Commenti disabilitati su Il cerchio delle aspettative