Cosa c’è al di là del teatro?

di Francesca Ciaralli

Dal 20 al 22 aprile è successo qualcosa di unico al Teatro Portaportese di Roma, a tratti forse anche importante.

E si racconta adesso, si racconta dopo, perché prima non si poteva sapere cosa sarebbe accaduto.

Un po’ come quegli uragani cui si da un nome ancora prima di conoscere la loro vera forza, poi quando passano ti rendi conto che erano ancora più forti di quanto si pensasse e che quel nome non riuscirà mai a descriverli.

Un collettivo di improvvisatori di 4 paesi diversi ha messo in scena uno spettacolo di improvvisazione teatrale dal nome “Sabir”, come sintesi dell’omonimo progetto che è ormai giunto alla sua seconda tappa.

Due giorni di riflessioni, sperimentazioni, conversazioni, per giungere a uno spettacolo forte, scarno, diretto, a tratti come un pugno nello stomaco.

Da cosa è nato Sabir? Perché è nato? Come crescerà? E soprattutto… dove andrà?

Le domande sono tante. Ma, come succede spesso con noi improvvisatori, le risposte che riusciamo a fornire ad ogni domanda non sono mai finite: esistono infinite possibilità e tutte, e sottolineo tutte, sono incredibilmente, inevitabilmente, instancabilmente giuste.

Noi, in pratica, non ci accontentiamo quasi mai di una sola risposta. Perché potrebbe essere anche diversamente.

Sabir è un collettivo Mediterraneo di Improvvisazione Teatrale, costituito da performer che arrivano dall’Italia, la Turchia, la Spagna, la Francia, l’Algeria e la Tunisia. Alcuni parlano l’italiano, il turco o il francese, altri ancora parlano l’arabo, lo spagnolo o l’inglese: ma nessuno parla due lingue e, tecnicamente, non c’è nessuna lingua che questi performer abbiano in comune.

Nessuna lingua, a parte… quel codice internazionale che li ha riuniti e fatti correre da diverse parti del mondo: l’Improvvisazione Teatrale. Ed è proprio qui che inizia la magia.

Sabir è nato nel 2017 da un’urgenza essenziale, sociale e squisitamente umana: elevare l’improvvisazione teatrale a strumento attraverso il quale esprimere, sentire, analizzare, sperimentare e portare in scena alcuni argomenti sociali, politici, culturali che solitamente l’improvvisatore teatrale evita di affrontare.

Abusi su minori.

Pena di morte.

Attentati terroristici.

Violenza.

Bullismo.

Razzismo.

Omosessualità.

L’urgenza, tuttavia, non è fare scalpore gratuito tra la gente, né ricorrere ai soliti cliché interpretativi, narrativi e, in definitiva, artistici.

E’ importante, è urgente, è necessario, è giunto il momento di rischiare, elaborando quello che succede nel mondo attraverso la nostra arte, non per renderlo più bello, non per renderlo più brutto, ma per renderlo e viverlo in scena e, così facendo, tentare di elaborarlo. L’urgenza è, quindi, parlare di questi argomenti, pensarli in testa, vederli davanti agli occhi e sentirli sul corpo.

Il MANIFESTO DI SABIR recita queste parole: “Essendo noi persone privilegiate che possono raccontare storie su un palcoscenico a un pubblico reale, crediamo di avere una responsabilità sociale ed etica nel rendere queste storie inclusive e d’impatto al fine di cambiare la narrativa contro gli stereotipi che ci limitano a favore di potenti ponti umani”.

Ponti umani.

E ancora: “Sabir è un’opportunità per fare dell’Improvvisazione Teatrale uno strumento speciale, che migliori l’empatia sociale della nostra società, promuovendo un nuovo modello di diversità, unitaria e inclusiva”.

Ebbene, eccoci qua dopo SABIR, con tante cose da dire (e non sai nemmeno in quale lingua dirle). Forse la sintesi è che, aldilà del teatro, c’è la vita e che appena riesci a superare quella linea sottile e debole che separa i personaggi dalle persone vere, le scene inventate dalla normale esistenza, le scenografie dai paesaggi, i fari dai raggi di sole e le parole dalle battute imparate a memoria, trovi la vita…né più e né meno che lei.

Con la sua crudezza, la sua bellezza e… quell’illusione che ci portiamo dentro a tutti i costi e non esprimiamo se non… nel teatro.

Ecco. Alcuni hanno pensato che per vedere Sabir ci fosse bisogno di conoscere e parlare le lingue.
Sbagliato.

I performer di questo grande progetto internazionale hanno dimostrato il contrario: hanno creato uno spettacolo parlando e non parlando l’arabo, il francese, l’inglese, l’italiano e il turco, comprendendosi a vicenda e portando il pubblico in qualcosa di magico. La sensazione di parlare tutti quella stessa incantevole e bellissima lingua, che è l’improvvisazione Teatrale, e di riuscire sia a meditare insieme sulle cose brutte sia a ridere insieme delle cose belle della vita.

Sabir promuove l’ accoglienza, il dialogo e una nuova scoperta de “l’altro”, basata sulla fiducia.

L’improvvisazione sta a Sabir come il teatro sta alla vita.

 

Ph. Fabrizio Brugnoletti

By | 2018-04-26T13:07:29+00:00 aprile 26th, 2018|Assetto +|Commenti disabilitati su Cosa c’è al di là del teatro?