Il viaggio dell’eroe

di Umberto Cesaro

Raccontare belle storie si sa non è cosa facile, ma sapere come si crea una bella storia invece è molto semplice. Proviamo a lavorare un minimo sulla teoria sullo storytelling. Senza nessuna pretesa da sceneggiatori.

La struttura narrativa del viaggio dell’eroe

Già dal secondo anno iniziamo a familiarizzare con questa struttura e vi assicuro che bisogna farci amicizia da subito perché se imparate a gestirla bene, vi darà tantissime soddisfazioni.
Nella foto mostro la classica struttura, anche se questa è molto specifica per sceneggiature di film e libri, noi (improvvisatori) per fortuna possiamo utilizzarne una più piccola, ma altrettanto efficace.
O meglio, iniziamo con questa piccola e poi arriveremo a padroneggiare anche quella intera.

I passaggi fondamentali, come ormai saprete da tempo, sono:

  • Piattaforma (mondo ordinario)
  • Rottura dell’equilibrio (Tilt)
  • Il viaggio, propriamente detto
  • Nuovo equilibrio.

Scendendo ancora di più nel dettaglio, possiamo anche dare un minimo di tempistica a queste fasi evidenziate:

  • Piattaforma e mondo ordinario devono prendere il 20/30% della storia,
  • il viaggio dell’eroe il 50/60%
  • il nuovo equilibrio il restante 10/20%.

Spesso nelle nostre improvvisazioni questa parte non c’è mai!

Queste percentuali sono orientative, da non prendere alla lettera. Giusto per farci capire quale parte della nostra storia deve avere più peso rispetto alle altre.

Qualche consiglio per imparare a manovrare bene lo strumento:

  • NON abbiate fretta nella fase di piattaforma
  • NON abbiate paura di creare qualcosa di noioso/ovvio/scontato
  • Imparate a riconoscere sempre il protagonista in fase di piattaforma
  • Quanto più è chiara la piattaforma, tanto più sarà chiaro il tilt
  • Alzate la posta in gioco del protagonista (è chiaro questo concetto?)

Ricordate, però, tre altre cose:

  • la fase di piattaforma può essere sia positiva che negativa, quindi tendenzialmente il tilt (ma non è sempre detto che sia così) sarà contrario alla piattaforma.
  • Imparate però, soprattutto in questa fase iniziale di studio, a fare piattaforme POSITIVE, in cui non succede nulla di extra ordinario. I personaggi si conoscono (anche molto bene) tra loro e le cose che succedono sono per lo più “routinarie”
  • NON portate cose da fuori, lavorate con quello che succede in scena. Siete come degli zappatori, avanzate nel vostro solco, indietreggiando (è chiaro questo concetto?)

Vi capiterà di sicuro di essere molto incastrati a capire come mettere i tasselli nei posti giusti, tanta testa e poche azioni, poco “Qui e ora”. Non vi preoccupate, è tutto normale.
Appena però sentite il vostro cervello che sta lavorando più del dovuto respirate, azzerate e ricominciate da quello che c’è in scena.

Vi do solo qualche piccolo input da seguire:

  • piattaforma NON è dire al compagno “come sempre”, “come tutti i giorni” et similia
  • piattaforma NON è un momento particolare della vita del vostro personaggio
  • piattaforma NON è NON conoscere gli altri personaggi in scena
  • piattaforma NON è NON fare nulla sul palco.

Fondamentale all’interno della piattaforma è creare delle relazioni e far uscire fuori un personaggio protagonista della nostra storia.
Le relazioni però NON devono confondersi con i ruoli che abbiamo all’interno della famiglia o della società, come mamma e figlio o capo e sottoposto.
Le relazioni sono quelle che distinguono ogni genere di rapporto umano. Due ruoli come mamma e figlio possono avere millemila tipi di relazioni diverse.
Spesso portiamo in scena personaggi incastrati in ruoli (mamma e figlio) assolutamente piatti, totalmente neutri, che si comportano ugualmente con ogni altro personaggio.
Dare spessore a questi personaggi con un’emozione, uno scopo, un obiettivo significa dar loro una profondità ben caratteristica e quindi, nel rapporto con gli altri personaggi, dar vita a relazioni diverse.

Può aiutare in tutto questo creare e alzare la posta in gioco del personaggio, molto utile soprattutto nel caso del protagonista della nostra storia.
Per posta in gioco si intendono tutte quelle motivazioni che guidano il protagonista.
Forse con degli esempi dell’immaginario cinematografico riesco a spiegarmi meglio:

  • Frodo, che ama la sua Contea e lo considera il posto più bello dove stare e dove vivono tutte le persone a lui più care, parte per il monte con la compagnia non solo x spirito di avventura ma perché Mordor minaccia la sua Contea appunto.
  • John McLeane (Bruce Willis in trappola di cristallo) decide di fare partire la sua “crociata” contro i terroristi non solo perché è un poliziotto ed è suo dovere farlo, ma anche perché il Nakatomi Plaza (il grattacielo assediato e sequestrato dai terroristi) è quello in cui lavora la moglie.
  • Rocky non può non sfidare Ivan Drago, non solo per il titolo (se non ricordo male in Rocky IV il titolo non era messo in palio dalla federazione) o per dimostrare chi è più forte, ma perché Drago ha ucciso il suo migliore amico e mentore Apollo Creed.

Come vedete sono tantissimi gli elementi su cui lavorare per creare una storia interessante. E questi sono solo quelli base, poi ce ne sono tantissimi altri come: l’antagonista, gli alleati, le varie prove. Ma questi li vedremo la prossima puntata.

Per ora posso suggerirvi di leggere i romanzi o guardare film e serie tv con un occhio un po’ più critico cercando di evidenziare tutti gli elementi del viaggio dell’eroe, vi assicuro che la maggior parte di quelle storie hanno questa struttura narrativa.
Se volete invece approfondire l’argomento, vi consiglio la lettura del libro di Chris Vogler, Il viaggio dell’eroe.

Buona improvvisazione a tutti. 😉

By |2020-02-11T11:35:20+01:00Febbraio 11th, 2020|Assetto +|Commenti disabilitati su Il viaggio dell’eroe