Mi racconti una barzelletta?

di Patrizio Cossa

Quante volte ci hanno fatto questa domanda e quante volte abbiamo sentito quella sensazione di vuoto in testa?

Fino ad un secondo prima eravamo i Bramieri della situazione, un secondo dopo è come se non avessimo mai sentito una barzelletta in vita nostra.

E più ci pensiamo e meno ci viene in mente.

Perché?

L’ansia da prestazione ci blocca in ogni contesto, non solo nell’intimità della nostra camera, anche quando ci troviamo davanti ad un pubblico piccolo o grande che sia, ci blocchiamo e non troviamo le parole giuste.

Perché?

Perché ci giudichiamo e questo giudizio è un dito puntato contro di noi per cercare sempre il meglio.

Devo dire la frase migliore per risultare simpatico.

Devo scegliere la barzelletta migliore.

Devo dire la parola giusta al momento giusto per avere quel lavoro.

Ma questo grado di stress porta ad uno stallo del cervello che non riesce a lavorare alla solita velocità, ma inizia a scartare infinite possibilità che sembrano sbagliate (o meno perfette).

Più la situazione è importante e più sentiamo addosso la pressione nel dover fare la cosa giusta.

Se vi chiedessero di portare una tazzina da caffè nella stanza accanto, quante possibilità ci sarebbero di far cadere la tazzina?

Poche (sbadataggine a parte).

Se ora vi chiedessero di portare la tazzina da caffè appartenuta alla regina d’Inghilterra dal valore inestimabile da una stanza all’altra, quante possibilità ci sarebbero di farla cadere?

Molte (sbadataggine compresa).

Questo perché più è importante il contesto, più abbiamo paura di sbagliare.

Di non fare la cosa giusta.
Di non dire la cosa giusta.

Dai tempi dell’asilo ci dicono che una cosa o è giusta o è sbagliata.

L’improvvisazione aiuta ad abbattere questa barriera mentale.

Non esistono errori nell’improvvisazione, non essendoci un testo scritto non c’è una storia da preparare (e da poter sbagliare).

Tutto quello che viene creato in scena è giusto, è possibile.

Devo solo accettare questo pensiero.

Tutto è possibile.

Se io voglio andare su Marte e tu vuoi prendere un caffè, perché non prendere il caffè su marte?

Se durante la scena il prete sbaglia il nome dello sposo non è un errore, vuol dire che lo sposo non è chi dice di essere ma una spia infiltrata.

Ogni “errore” nell’improvvisazione diventa una opportunità, se sappiamo coglierla.

Dobbiamo pensare all’errore non come la fine di un qualcosa (“ho sbagliato, devo ricominciare da capo”) ma come l’inizio di una nuova storia, magari più interessante perché non ci avremmo mai pensato prima.

Lasciamo andare i pregiudizi, non ci giudichiamo, non pensiamo alla cosa più giusta da dire.

Tutto il resto verrà da sé.

By |2018-02-12T15:27:39+01:00Febbraio 15th, 2018|Assetto +|Commenti disabilitati su Mi racconti una barzelletta?