Come superare la crisi del secondo anno?

di Patrizio Cossa

Leggenda vuole che alla fine del primo anno di studi improvvisazione si incontri un mostro a tre teste che sputa fuoco e vuole mangiarci il cuore.

Si chiama Secondo Anno!

Il secondo anno è visto da quasi tutti gli studenti di improvvisazione come uno spauracchio, con il terrore di dire: “Non ce la faccio”.

Generalmente la crisi improvvisativa arriva appunto intorno a questo periodo, ma non necessariamente per colpa del docente.

Anzi.

Perché sentiamo uno stop al secondo anno?

Ovviamente tra il primo e il secondo la differenza sta nel lavoro da praticare: nel primo si gioca, si provano schemi e game molto semplici e si punta sul gruppo.

Dal secondo anno, invece, inizia il lavoro proprio sull’improvvisazione, e questo manda nel panico molte persone.

In realtà ci sono due spiegazioni, una scientifica e una di pancia.

Quella scientifica è che la scala di apprendimento di qualunque nozione nuova si muove su 4 livelli.

  1. Incompetenza inconsapevole
  2. Incompetenza consapevole
  3. Competenza consapevole
  4. Competenza inconsapevole

1. Incompetenza inconsapevole

All’inizio non sappiamo nulla, molte volte non sappiamo neanche cosa sia l’improvvisazione teatrale quando andiamo a fare la lezione di prova.

Poi sarà il gruppo, sarà il divertimento, sarà il docente, sta di fatto che ci facciamo trascinare nel vortice di questo gioco e ci buttiamo dentro, senza avere nessuno strumento.

Tutto è nuovo e l’unica cosa che so è di non sapere nulla.

2. Incompetenza consapevole

Take risk.

Iniziamo a prenderci dei rischi calcolati, ci buttiamo e capiamo che c’è qualcosa che si sta muovendo. In poco tempo passiamo dallo stare in un angolo della classe a fare piccole improvvisazioni di pochi secondi. E ci sembra un miracolo.

È questa la fase più veloce, perché come su una tavola bianca, si acquisiscono molte informazioni e si tenta di metterle tutte insieme.

Siamo convinti di capire come funziona il meccanismo perché stiamo lavorando a sezioni, prendendo un elemento alla volta e analizzandolo (es: l’installazione iniziale, lo spazio scenico, i personaggi, la narrazione…).

3. Competenza consapevole

Questa fase è la più difficile. C’è bisogno di una attenzione maggiore per unire tutte le cose e per farlo dobbiamo necessariamente rallentare.

Nel momento in cui il processo di acquisizione si rallenta, bisogna raccogliere le informazioni e dargli una forma concreta.

Tutto quello che abbiamo imparato fino ad ora va applicato… tutto insieme.

Ed è qui che subentra la frustrazione.

Perché pensiamo di non riuscirci, vediamo che gli altri vanno avanti mentre noi non sappiamo applicare più strumenti insieme. Ogni volta è come se eliminassi un concetto per fare posto ad un altro.

Questo avviene perché il cervello sta elaborando ogni singola fase per farla diventare una routine.

Quando iniziamo a guidare la macchina siamo totalmente impacciati.

Ci sono tre pedali e solo due piedi, già questo dovrebbe farci desistere.

Dobbiamo suddividere i vari movimenti e pensare costantemente ad ogni cosa, per non far spegnere la macchina.

4. Competenza inconsapevole

In questa ultima fase il processo di apprendimento è completo e il cervello manda in background le informazioni per permettere di acquisirne altre.

In poche parole quello che abbiamo appreso diventa un automatismo e possiamo pensare ad altro.

Quanto ci abbiamo messo ad imparare a scendere le scale?

Ora non pensiamo ad ogni singolo passo, ma riusciamo a scendere e salire anche leggendo il cellulare (anche se ogni tanto ci si fa male).

Stesso vale per l’esempio di prima con la macchina.

Quando il cervello ha capito il meccanismo possiamo tranquillamente guidare, ascoltare la radio, parlare con qualcuno, controllare il navigatore…

La crisi necessaria

I tempi di queste quattro fasi variano da persona a persona, ma sappiate che il momento di crisi lo abbiamo avuto tutti, non vi preoccupate!

La spiegazione di pancia è che al secondo anno si inizia a fare sul serio, si affrontano le prime improvvisazioni un po’ più lunghe, ci si deve impegnare e ogni tanto tocca anche studiare a casa!

E questo alcune volte ci manda in crisi.

Ma se una cosa ci ha insegnato l’improvvisazione è che la crisi è un bene e che dobbiamo sfruttarla a nostro vantaggio, trasformandola in una opportunità di crescita.

Evviva la crisi, evviva l’improvvisazione.

By |2018-03-29T10:55:20+02:00Marzo 29th, 2018|Assetto +|Commenti disabilitati su Come superare la crisi del secondo anno?